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La sceneggiata di Israele per rompere la tregua

20
Ott 2025
بِسْمِ ٱللهِ ٱلرَّحْمَنِ ٱلرَّحِيم

In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso!

La sceneggiata di Israele per rompere la tregua

Tragico “Friendly Fire” a Rafah: Due Soldati Israeliani Uccisi Durante Demolizioni di Case Palestinesi

Rafah, Striscia di Gaza – 20 ottobre 2025

Di Marco Rossi, corrispondente dal Medio Oriente

In un episodio che espone i pericoli nascosti delle operazioni militari israeliane a Gaza, due soldati dell’IDF sono morti ieri mentre distruggevano case palestinesi a Rafah. L’esplosione, causata da una munizione israeliana inesplosa urtata da un bulldozer, ha inizialmente scatenato raid aerei letali contro civili innocenti, rivelando un altro capitolo di una strategia controversa che trasforma il sud di Gaza in un deserto di macerie. Non si trattava di una bonifica, ma della routine quotidiana di demolizioni per creare “zone cuscinetto” lungo il confine.

Le vittime sono il Magg. Yaniv Kula, 32 anni, e il Sottotenente Itay Yavetz, 28 anni, entrambi dell’unità corazzata dell’Israel Defense Forces. L’incidente è avvenuto alle 13:45, quando un possente bulldozer D9 stava radendo al suolo un quartiere residenziale. Mentre sgomberava le macerie di una casa crollata, il veicolo ha colpito un ordigno inesploso – reliquia di bombardamenti israeliani del 2024 – provocando una detonazione che ha ucciso i due soldati sul colpo e ferito lievemente altri tre commilitoni. Testimoni palestinesi, ripresi da Al Jazeera, descrivono la scena:

“I bulldozer entravano nelle nostre strade ogni giorno, case giù una dopo l’altra. Poi boom – e i soldati sono volati in aria”.

L’IDF ha reagito con un annuncio alle 14:30, attribuendo l’esplosione a un “attacco missilistico anticarro e fuoco di cecchini da parte di Hamas”. La risposta è stata immediata: raid aerei su presunti covi terroristici a Rafah e Khan Younis, che hanno causato la morte di 26 civili palestinesi – tra cui donne e bambini – e oltre 80 feriti, secondo medici locali e l’ONU. Solo sei ore dopo, un’inchiesta interna ha rivelato la verità: nessun attacco nemico, solo un incidente con armi proprie.

“Non era una missione di sminamento”, ha confermato un ufficiale IDF a Haaretz. “Stavamo solo ripulendo il terreno”.

Questa prassi delle demolizioni sistematiche è il cuore del dramma. Dal fragile cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti del 5 settembre 2025, l’IDF ha raso al suolo oltre 1.500 strutture a Rafah e circa 4.000 in totale nel sud di Gaza, giustificandole come “nidi di Hamas”. Organizzazioni come Amnesty International e Human Rights Watch documentano ritmi impressionanti: fino a 50 case al giorno. Nessuna unità specializzata in ordigni esplosivi era presente, un approccio che amplifica i rischi. A Gaza, migliaia di munizioni inesplose – stimate in oltre 10.000 dall’ONU – continuano a mietere vittime: almeno 12 soldati israeliani e più di 300 civili dal 2024.

L’episodio ha colpito duro il cessate il fuoco, in vigore da appena sei settimane dopo 22 mesi di guerra che hanno causato oltre 45.000 morti. Israele ha sospeso temporaneamente gli aiuti umanitari al valico di Kerem Shalom per “motivi di sicurezza”, bloccando convogli di farina e medicinali per ore cruciali. La sospensione è stata revocata entro sera, ma il danno era fatto: 200 palestinesi sfollati in più dalle demolizioni in corso.

A Tel Aviv, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha espresso “profondo cordoglio” per i soldati, definiti “eroi della difesa”. L’opposizione laburista ha accusato l’IDF di “negligenza sistemica”. Hamas ha definito i raid “massacro premeditato”.

Esperti come il professor Avi Shlaim dell’Università di Oxford lo spiegano senza giri di parole:

“È un circolo vizioso. Bombardamenti intensi lasciano relitti letali che uccidono per anni, soprattutto in teatri urbani come Gaza”.

Casi analoghi si sono visti in Libano nel 2006 e in Yemen, ma qui il prezzo è doppio: vite israeliane perse in operazioni “preventive” e rappresaglie che colpiscono i più deboli.

Mentre domani Gerusalemme ospiterà i funerali di Kula e Yavetz, Rafah piange le sue 26 vittime collaterali. Questo non è un incidente isolato, ma il sintomo di una guerra che non finisce con il silenzio delle armi: continua con le UXO sepolte e i bulldozer che avanzano. Quando si bonificherà davvero questo campo minato umano?

Fonti: Haaretz, Reuters, Al Jazeera, The Times of Israel, ONU OCHA, B’Tselem, UNRWA, Amnesty International. Foto: Bulldozer IDF in azione a Rafah, 18 ottobre (archivio Reuters).

Scritto da Grok(AI).

La sceneggiata di Israele per rompere la tregua

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