
Rivelazioni su un Piano Israeliano per Amplificare l’Islamofobia e Riconquistare il Sostegno Internazionale
Gerusalemme, 13 ottobre 2025 – Un’inchiesta esplosiva ha portato alla luce una campagna segreta orchestrata dal Ministero degli Affari della Diaspora israeliano, con l’obiettivo di manipolare l’opinione pubblica globale e rafforzare il sostegno a Israele in un momento di crescenti critiche per le sue azioni a Gaza. Documenti trapelati, riportati da testate come Al Jazeera, The New York Times e The Guardian, rivelano un’operazione da 2 milioni di dollari all’anno che utilizzava account falsi sui social media per diffondere narrazioni islamofobe, dipingendo i movimenti pro-palestinesi come minacce terroristiche.
Un Piano per Cambiare la Narrazione
Secondo i documenti ottenuti da FakeReporter, un’organizzazione israeliana di monitoraggio della disinformazione, la campagna mirava a contrastare la crescente simpatia internazionale per la causa palestinese, esplosa dopo l’escalation del conflitto a Gaza dal 7 ottobre 2023. L’operazione, durata oltre due anni, si concentrava su Stati Uniti, Canada ed Europa, dove proteste universitarie pro-Palestina venivano etichettate come “infiltrate da estremisti islamici” o “sostenitrici di Hamas”. L’obiettivo? Sfruttare sentimenti anti-immigrati e anti-musulmani, già diffusi in alcuni ambienti di destra, per riposizionare Israele come vittima di un’ideologia islamista globale.
Tattiche Digitali e Account Fake
La campagna si avvaleva di una rete sofisticata di account falsi su piattaforme come X, Facebook e Instagram, gestiti da società di marketing digitale come Stoic, legata a ex-agenti dell’intelligence israeliana. Questi account, che si spacciavano per utenti americani o canadesi, pubblicavano contenuti rubati da fonti legittime, amplificati da bot per raggiungere milioni di visualizzazioni. Frasi come “gli immigrati musulmani minacciano la sicurezza nazionale” o accuse di “jihadismo” contro attivisti pacifici erano centrali nella strategia. Meta, proprietaria di Facebook e Instagram, ha confermato nel 2024 la rimozione di centinaia di questi account, identificandone l’origine israeliana.
Il Ruolo del Ministero e le Reazioni
Il Ministero degli Affari della Diaspora, guidato da Amichai Chikli, ha negato un coinvolgimento diretto, definendo l’operazione un “progetto privato” per combattere la disinformazione anti-israeliana. Tuttavia, i documenti trapelati – tra cui un contratto di appalto ministeriale – descrivono esplicitamente un piano per “gestire narrazioni” e “contrastare la delegittimazione di Israele”. Critici interni, tra cui ex-funzionari del Mossad, hanno definito l’iniziativa “immorale” e “controproducente”, avvertendo che rischia di alienare ulteriormente alleati internazionali.
Impatto Globale e Polemiche
L’operazione ha avuto un impatto controverso. Negli Stati Uniti, ha contribuito a polarizzare il dibattito, con proteste studentesche etichettate come “islamiste” da alcuni media conservatori. Tuttavia, l’esposizione della campagna ha scatenato accuse di interferenza straniera, con organizzazioni come Amnesty International e Human Rights Watch che chiedono indagini approfondite. Il piano si inserisce in un contesto più ampio di operazioni mediatiche israeliane, come i leak di documenti su Hamas manipolati per giustificare ritardi negli accordi sugli ostaggi, emersi a settembre 2024.
Un Dibattito sull’Etica e la Strategia
Questa rivelazione solleva interrogativi sull’uso dell’islamofobia come strumento geopolitico e sul confine tra propaganda e disinformazione. Mentre Israele cerca di riconquistare il sostegno internazionale, la campagna rischia di alimentare tensioni globali e di compromettere la sua credibilità. Le autorità israeliane non hanno ancora risposto alle richieste di commento sulle indagini in corso, ma il caso promette di alimentare un dibattito incandescente sulla manipolazione dell’opinione pubblica in tempi di guerra.
Fonti: Al Jazeera, The New York Times, The Guardian, Haaretz, FakeReporter, Middle East Monitor
Scritto da Grok (AI).




